Storia

Profilo alpinistico riguardo al Sassolungo

Periodo d’esplorazione e di conquista

Come in generale per le cime delle Alpi, anche nel gruppo del Sassolungo la storia alpinistica vera e propria si apre con le prime ascensioni turistiche della seconda metà dell’ 800. In realtà però, ben più remoto è il rapporto, sia pure dato dalla necessità o dalla curiosità, fra l’ uomo e l’ aspro ambiente alpino. I primi protagonisti di questo alpinismo esplorativo furono qui come altrove, i valligiani ladini, nella figura di audaci cacciatori di camosci e ottimi conoscitori del terreno, ai quali verosimilmente è da attribuire la prima salita del Sassopiatto.
La conquista ufficiale delle cime dolomitiche, e con ciò l’ alpinismo dolomitico, ha inizio il 19 settembre 1857, con la prima salita del Pelmo da parte dell’ irlandese John Ball, accompagnato fino sulla cresta terminale da un ignoto cacciatore locale. Dal 1862 interviene a dominare la scena alpinistica delle Dolomiti l’ esploratore viennese Paul Grohmann (1838 – 1908). Nato da famiglia abbiente, già molto giovane ha esperienze alpinistiche e giunge per la prima volta a Cortina d’ Ampezzo poco più di ventenne. Inizia una sistematica esplorazione della zona ed imposta una campagna di ascensioni che ben presto danno formidabili risultati. Queste esperienze sono trascritte nel suo libro Wanderungen in den Dolomiten (Vienna, 1877), opera singolare tra la guida turistica e l’ autobiografia, che ebbe un notevole successo e che molto ha contribuito a far conoscere le Dolomiti nei paesi di lingua tedesca. Nei corso di sei anni raccoglie una serie di notevoli successi, riuscendo a salire per la prima volta numerose cime ritenute fra le più importanti del territorio. Secondo alcuni commentatori dell’ epoca, l’ impresa di maggiore spicco del pioniere viennese è da considerarsi la prima ascensione del Sassolungo. Curioso l’ episodio raccontato dallo stesso Grohmann: “ero ad Ampezzo quando la guida Santo Siorpaes mi raccontò del tentativo do conquista del Sassolungo in Val Gardena. Era ritenuta una montagna inaccessibile, perciò la notizia mi interessò molto, tanto più che Santo non mi seppe dire che erano il signore e la guida”. Grohmann si precipita in Val Gardena accompagnato dalle note guide Franz Innerkofler di Sesto e Peter Salcher di Luggau, e il 13 agosto 1869 la comitiva riesce a raggiungere la cima del Sassolungo. La seconda ascensione fu compiuta nel 1874 da parte dell’ inglese Utterson Kelso con le guide Anton Kasslater e Santo Siorpaes, che annotarono: “sulla cima trovammo un segnale di pietre, una bandiera e , dipinti sopra una roccia, i nomi del signor Grohmann e delle sue guide”.

Al periodo 1880-1890 risalgono le prime esplorazioni sistematiche con intenti alpinistici, i cui risultati formarono l’ argomento di diversi articoli apparsi sulle riviste di alpinismo tedesche, creando interesse per queste montagne. Nel 1880 la guida di Sesto Miche Innerkofler (1848 – 1888) riesce a salire, solo, la Torre Innerkofler, in seguito a lui intitolata, e pochi giorni dopo la Punta Grohmann. Lo scrittore ed alpinista T. Wundt caratterizzo la nota guida di Sesto “come alpinista nel senso più alto della parola: allegro e modesto, ma determinato e pieno di energie”. Si racconta che la Punta Grohmann fosse stata tentata per ben 15 volte dalla guida fassana Luigi Bernard. Interessante il resoconto delle due imprese: “i tentativi anteriori erano stati fatti per il versante NE. Pare che qualche guida locale abbia ingannato l’ Innerkofler indicandogli invece della Punta Grohmann una cima più ad occidente. La brava guida salii su questa punta, ma giunto lassù vide di essersi ingannato, ma poté da quel luogo studiare una via di salita alla Punta Grohmann, che pochi giorni dopo gli riuscì”.

Fra i pionieri spiccano inoltre Ludwig Purtscheller (diventato celebre per la scalata del Kilimandscharo in Africa), che nel 1886 raggiunse in solitaria lo Spallone del Sassolungo, e la guida fassana Luigi Bernard, primo salitore del Dente del Sassolungo nel 1889. Nel 1890 la cordata composta da Robert Hans Schmitt e Johann Santner riesce a conquistar la Punta delle Cinque Dita, tentata invano da parte di Ludwig Darmstädter con le guide Bernard e Niederwieser “Stabeler”. La Cima Dantersass viene salita per la prima volta nel 1892 da Hans Lorenz, Viktor Wessely e Walter Merz. Un altro gruppo di alpinisti molto attivi in quegli anni sono Ludwig Normann Neruda, che trovò la morte sulla Punta delle Cinque Dita precipitando dai camini Schmitt, Oskar Schuster, Johann Niederwieser “Stabeler”, Gottfried Merzbacher e Hermann Delago.

La sezione Gröden del DÖAV, fondata nel 1885, cura l’ edizione di una guida turistica della zona, con descrizione dei sentieri ed elenco delle Guide Alpine, altro motivo per suscitare ulteriore interesse per questa regione alpina. Nel 1893 viene edificato nel cuore del gruppo, dalla Sezione Accademica di Vienna del Deutscher und Österreichischer Alpenverein, un primo ricovero per alpinisti, che prenderà il nome di Langkofelhütte. Questa costruzione verrà pressochè completamente distrutta da una valanga nel maggio 1901 e riedificata nell’ estate 1903 in luogo più sicuro e protetto. Viene anche tracciato un sentiero che risale il Vallone del Sassolungo e valica la forcella omonima, e denominato sentiero Santner, in onore all’ alpinista bolzanino che si fece promotore di diverse opere nel gruppo. Anche l’ itinerario trovato da Schuster e Lohmüller lungo il versante E del Sassopiatto viene segnalato ed attrezzato con alcuni infissi metallici. Notevole contributo alla conoscenza di questo gruppo dolomitico viene portata nel 1896 da Oskar Schuster, il quale, dopo numerosi sopraluoghi in zona, pubblica una monografia sulla Zeitschrift des Deutschen und Österreichischen Alpenvereins, sistemando la cartografia e la storia delle ascensioni fino allora compiute. E possiamo ritenere concluso il discorso relativo all’ esplorazione, con la prima salita del Pollice nel 1899, da parte di Otto Ampferer e Karl Berger, diventati celebri per la scalata del Campanile Basso di Brenta nello stesso anno.

Il periodo che precede la prima guerra

Nel frattempo la salita di Hans Lorenz e Eduard Wagner per la parete NE del Sassolungo, nell`estate 1895, aveva già inaugurato una nuova epoca, quella in cui glia alpinisti più intraprendenti cominciarono a rivolgersi al superamento di creste, spigoli e pareti, via via più impegnative. Segue nel 1896 la prima salita della cupa parete N del Sassolungo da parte di Werner Wildt con la nota guida di Sesto Sepp Innerkofler. In questo ambito si colloca anche l’ impresa, certamente di grande livello per i tempi, di Luigi Rizzi che insieme a Giuseppe Davarda ed i fratelli Mayer supera nel 1908 la parete S della Torre Innerkofler, percorrendo il grandioso camino che in seguito prenderà il nome del capocordata. Luigi Rizzi (1869 – 1948), la fortissima guida di Campitello, compirà nelle Dolomiti dal 1895 al 1928 ben 55 prime salite, tra cui due vie sul Sassopiatto con l’ oculista di Praga Erich Kraupa.

Negli anni 1910-11 la formidabile cordata composta dalle guide Angelo Dibona e Luigi Rizzi e dai fratelli Guido e Max Mayer di Vienna, si dedica alla salita di alcune pareti più belle del gruppo: la parete E della Torre Innerkofler, la parete S della Punta Grohmann e la parete N del Sassolungo. Si tratta di itinerari molto eleganti e con difficoltà in parte anche notevoli (un tratto valutabile di V sul Sassolungo), che confermano la preminenza della geniale guida cortinese Angelo Dibona (1879 – 1956) nell’ alpinismo dolomitico dell’ epoca.

Altra figura di grande spicco è quella di Gabriel Haupt, il bizzarro professore bavarese che arrampicava coi guanti e un perpetuo sigaro piantato nell’ angolo delle labbra. Si racconta che avesse salito in solitaria i Camini Schmitt alla Punta delle Cinque Dita in costume da bagno e un ombrello portato di traverso sulla schiena. Egocentricità che tuttavia non impediva a Haupt di essere uno dei più audaci scalatori del suo tempo.

Nel 1913 esce nella Zeitschrift des Deutschen und Österreichischen Alpenvereins un approfondita monografia di Guido Mayer intitolata Die Langkofelgruppe, che tratta l’ intero gruppo e contribuì ulteriormente a far conoscere il Sassolungo nei paesi di lingua tedesca. Ormai siamo alle soglie del primo conflitto mondiale. Durante il periodo bellico, il Gruppo delle Odle e il Sassolungo – relativamente lontani dalle zone dove imperversava la guerra – vengono scelti come palestre di istruzione ed esercitazione delle truppe alpine austro-germaniche. Durante il periodo che va dal 1916 al 1918 vi si svolsero corsi di tecnica alpinistica, con base principali il Rifugio Firenze ed il Rifugio Vicenza. Fra gli istruttori figuravano alcuni dei migliori alpinisti del momento, come Gustav Jahn, Erwin Merlet, Karl Huter, Franz Barth ed altri, che esplorarono metodicamente quasi tutte le cime, compiendo un gran numero di prime ascensioni.Poco prima del temine del conflitto nel 1918, Eduard Pichl e Rolf Waizer percorrono il classico itinerario per lo spigolo N del Campanile Nord, in seguito molto ripetuto ed apprezzato.

Il periodo fra le due guerre e l’ evento del sesto grado

Dopo la fine della grande guerra del 1915-18 la pratica dell’ alpinismo riprende lentamente. Le valli della zona, austriache fino ad allora, divengono italiane e quindi meno accessibili ai turisti d’ anteguerra, per la quasi totalità austriaci e e tedeschi. Il numero delle guide alpine si è ridotto drasticamente e il lavoro scarseggia. La Langkofelhütte, gravemente danneggiata durante il conflitto, viene tolta alla Sezione Accademica di Vienna del DÖAV e affidata alla Sezione di Vicenza del CAI. Anche il Sallajochhaus, rimasto indenne, viene espropriato al DÖAV e assegnato alla Sezione di Bolzano del CAI.

Sono poco gli alpinisti attivi in quegli anni, ma ben presto, l’ ormai consolidata supremazia della Scuola di Monaco, caratterizzata da una condizione psicologica più disinibita e dalle conoscenze di tecniche più avanzate sull’ uso di chiodi e corde, inaugura con imprese di livello superiore uno dei periodi più gloriosi dell’ alpinismo. Nel 1925 la guida Emil Solleder vince la parete N della Furchetta nel Gruppo delle Odle e alcuni giorni dopo, la parete NW della Civetta, iniziando con queste due imprese il “sesto grado”.

L’ avvento del VI grado nel gruppo del Sassolungo è legato soprattutto al nome di Gino Soldà (1907 – 1989), la grande guida di Recoaro, che trascorre parte delle estati 1934 e 1936 al Rifugio Vicenza, quale direttore dei corsi della Scuola nazionale di roccia. Individua e risolve quattro problemi alpinistici di grande livello: in cordata con l’ ingeniere Franco Bertoldi supera la repulsive parete NE del Dente del Sassolungo, la parete W del Campanile Wessely, la parete NE della Prima Torre del Sassopiatto al cospetto del Rifugio Vicenza, e infine la grandiosa parete N del Sassolungo per il Campanile Nord. Quest’ ultima rappresenta senza dubbio una delle massime realizzazioni d’ anteguerra, e ancora oggi mantiene una collocazione di primo piano fra le grandi classiche di sesto grado nelle Dolomiti.

È inoltre doveroso citare i nomi di Heinrich Harrer, Pino Fox, Vittorio Zanardi Landi, le guide gardenesi Matteo Nogler, Karl Runggaldier e Giovan Battista Vinatzer. Merita un cenno particolare Ferdinand Glück, originale figura di valligiano e intraprendente guida alpina, che legherà il suo nome a numerose e significative salite non soltanto del gruppo del Sassolungo. Nell’ agosto del 1940 Emilio Comici e Severino Casara vincono con un elegantissimo itinerario la parete N del Salame, in precedenza tentata invano da altre cordate. Da poco nominato Commissario Prefettizio dei comuni di Selva e Santa Cristina in Val Gardena e direttore della locale scuola di sci, il grande arrampicatore triestino cadrà alcune settimane dopo, durante un allenamento sulle rocce all’ imbocco della Vallunga. Nel 1942 esce per la Collana Guida dei Monti d’ Italia il volume Sassolung-Catinaccio-Latemar di Arturo Tanesini, che metterà a disposizione degli alpinisti italiani una pubblicazione fondamentale, metodicamente ordinata al chiarimento topografico e alpinistico della zona.

Dal secondo dopoguerra a oggi

Dopo in inevitabile periodo di stasi l’ attività alpinistica riprende solo lentamente nel dopoguerra. La situazione generale non si è ancora del tutto normalizzata e i trasporti sono difficili. Poco mesi dopo la fine del conflitto, torna in Val Gardena Ercole Esposito “Ruchin”, accademico di Calolziocorte, piccolo di corporatura (1.47 m per 45 kg) ma grande nell’ audacia, che sul Sassolungo aveva segnato la sua impresa alpinistica più importante, e muore tragicamente insieme ai suoi compagni Ceschina e Valsecchi tentando la prima ripetizione della via Comici al Salame. Tale itinerario viene poi percorso in prima solitaria dal Cesare Maestri nel 1952.In quegli anni affluiscono da ogni parte appassionati della montagna e le guide alpine riprendono la loro attività. I due Scoiattoli di Cortina Lino Lacedelli (diventato famoso per la conquista del K2 insieme a Compagnoni nel 1954) e Guido Lorenzi percorrono nel 1956 un impegnativo itinerario sulla parete W del Campanile Wessely. La cordata composta  da Dietrich Hasse e Sepp Schrott introduce la scalata ccon l’ utilizzo sistematico di chiodi per la progressione, salendo nel 1959 una via di estrema difficoltà sulla gialla parete S della Torre Innerkofler.

Nella metà degli anni cinquanta vengono poste in Val Gardena le premesse per la creazione di un efficiente servizio di Soccorso Alpino e viene costituito il gruppo dei Catores, che raccoglie i migliori rocciatori e le guide locali, che per quasi un ventennio domineranno la scena alpinistica della zona.Sono attivi in special modo Norbert e Franz Prinoth, Mario Senoner, Karl Runggaldier, Edi Stuflesser e soprattutto Ludwig Moroder e Vinzenz Malsiner, che nel 1960 superano con un ardito itinerario l’ impressionante parete E del Dente del Sassolungo. Dei Ciamorces della Val di Fassa è molto attivo Carlo Platter, sia tracciando diverse vien nuove, sia compiendo la prima ripetizione di alcuni itinerari di notevole difficoltà. Nell’ estate 1966 una cordata trentina capeggiata da Bepi Loss, traccia sulla parete S della Torre Innerkofler due impegnativi itinerari in prevalente arrampicata artificiale.

Tra la fine degli anni sessanta e l’ inizio degli anni settanta appaiono sulla scena i più bei nomi dell’ alpinismo dolomitico: Reinhold Messner, Sepp Mayerl, Heinz Steinkötter, Andrea Andreotti, Paolo Armando, Milo Navasa, Claudio Dal Bosco e altri ancora. Il giovane arrampicatore della Valle di Funes, Reinhold Messner, è il caposcuola di una nuova tendenza emergente a dare sempre più importanza ai mezzi usati per il superamento di una parete. Nel estate del 1969 Messner è in forma smagliante: in settembre ripete in arrampicata solitaria la via Soldà sulla parete N del Sassolungo, e alcuni giorni dopo torna alla base della parete per tracciare una via a destra in cordata con Sepp Mayerl. Sul suo libro Settimo Grado scriverà poi: “le vie sul versante N del Sassolungo richiedono qualcosa di più delle normali capacità arrampicatorie”.

Degna di nota è l’ attività dell’ accademico di Rovereto, Graziano Maffei “Feo”, che in punta di piedi va tracciando un po’ dapertutto nelle Dolomiti itinerari di massima arditezza. Nel gruppo del Sassolungo percorre nel 1977 il pilastro a forma di calice stilizzato, che caratterizza la parete S della Torre Innerkofler, e nel 1981 supera il strapiombi gialli dell’ Anticima Sud del Dente.

Dalla metà degli anni ottanta ad oggi si è manifestato un nuovo interesse alle pareti del gruppo del Sassolungo, dove sono stati tracciati numerosi itinerari molto impegnativi e di notevole lunghezza. Vengono alla ribalta nomi di giovani alpinisti e guide, prevalentemente originari della Val Gardena, fra cui Mauro Bernardi, Hermann Comploj, Karl Vinatzer, Franz Comploj, Karl Unterkircher, Hubert Moroder, Adam Holzknecht, Patrick Runggaldier, Roman Senoner, Stefan Comploi e Ivo Rabanser. Molto attivi in zona sono anche i trentini Marco Furlani e Fabio Bertoni, e i sudtirolesi Toni Zuech e Kurt Walde.

Ivo Rabanser

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